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	<title>Commenti a: Politica estera al centro della campagna presidenziale USA</title>
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	<description>Osservatorio sulla politica USA</description>
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		<title>Di: Marco Maniaci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Maniaci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 19:14:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Premettendo di essere un sostenitore di Barack Obama, ritengo che avrà molti problemi a dare una sterzata alla politica estera americana.  La realtà è ben diversa e solo un diplomatico alla Kissinger potrebbe tirar fuori gli Stati Uniti dal pantano iracheno senza perdere la faccia.  Il problema è capire se davvero gli Stati Uniti vogliano dare una svolta alla loro politica estera.  Personalmente ritengo che Obama rappresenti in qualche modo il &#039;&#039;cambiamento&#039;&#039;(nell&#039;eventualità che vinca) ed infatti si vede tranquillamente in lui qualcosa di John F. Kennedy e nel suo programma qualcosa della nuova frontiera.  Forse erano proprio 40 anni che gli americani non vivevano una campagna elettorale per le presidenziali di questo genere, con una figura molto idealista e idealizzata come quella di Obama.Ma Obama, come Kennedy, eredita una situazione internazionale non certo facile e potrebbe davvero avere degli smacchi politici pesanti (come Kennedy alla Baia dei Porci) essendo la politica estera il suo tallone di Achille e tutti saranno pronti a puntargli il dito contro anche all&#039;interno del suo partito, a mio avviso fortemente spaccato dopo queste primarie. La situazione irachena non permette certo di sperare che le truppe americane si possano ritirare in 16 mesi, e questo lo sanno sia Obama che Mcain.  A questo punto poi non bisogna nemmeno dimenticarsi dei venti di guerra verso l&#039;Iran (forse qui però un attacco sarebbe molto più giustificato).  Sono un forte sostenitore della leadership che gli USA devono avere nel mondo, ma ritengo un grande errore politico e militare, da parte dell&#039;amministrazione Bush, l&#039;attacco all&#039;Iraq.  Probabilmente però oggi sarebbe un errore più grande ritirarsi, bisonerebbe perciò tentare un forte sforzo diplomatico per risolvere la questione.  Obama dice che lo sforzo militare americano dovrebbe essere più concentrato sull&#039;Afghanistan per trovare Bin Laden (e su questo punto , cioè sulla cattura di Bin Laden, si trova daccordo con Mcain naturalmente) ma io ritengo che bisognerebbe guardare anche oltre.  Auspico che chiunque vinca questa sfida capisca che il vero problema estero per gli Stati Uniti non è l&#039;Iraq (ovviamente in prospettiva futura) o la guerra al terrorismo, ne l&#039;Iran, ma è la sfida militare (e non solo più economica) che lancerà la Cina, ed è per questo che chiunque vinca deve sapere che un Medioriente ed un mondo islamico finalmente pacificato e integrato all&#039;interno di un alleanza con gli USA e l&#039;occidente, potrebbe diventare un avamposto geografico, politico e militare da puntare contro un futuro blocco cinese.

L&#039;avvertimento è che quindi si lascino da parte tentazioni di invasione o attacco all&#039;Iran, a favore di una politica estera  più moderata e meno aggressiva nei confronti di questi paesi.  Questa secondo me dovrà essere la missione di Obama o di Mcain.  

Quindi si dovrà tentare di concepire un nuovo modo di fare politica, non più basato come negli ultimi anni, come una sfida con il mondo islamico ma anzi tentare di mediare con esso.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Premettendo di essere un sostenitore di Barack Obama, ritengo che avrà molti problemi a dare una sterzata alla politica estera americana.  La realtà è ben diversa e solo un diplomatico alla Kissinger potrebbe tirar fuori gli Stati Uniti dal pantano iracheno senza perdere la faccia.  Il problema è capire se davvero gli Stati Uniti vogliano dare una svolta alla loro politica estera.  Personalmente ritengo che Obama rappresenti in qualche modo il &#8221;cambiamento&#8221;(nell&#8217;eventualità che vinca) ed infatti si vede tranquillamente in lui qualcosa di John F. Kennedy e nel suo programma qualcosa della nuova frontiera.  Forse erano proprio 40 anni che gli americani non vivevano una campagna elettorale per le presidenziali di questo genere, con una figura molto idealista e idealizzata come quella di Obama.Ma Obama, come Kennedy, eredita una situazione internazionale non certo facile e potrebbe davvero avere degli smacchi politici pesanti (come Kennedy alla Baia dei Porci) essendo la politica estera il suo tallone di Achille e tutti saranno pronti a puntargli il dito contro anche all&#8217;interno del suo partito, a mio avviso fortemente spaccato dopo queste primarie. La situazione irachena non permette certo di sperare che le truppe americane si possano ritirare in 16 mesi, e questo lo sanno sia Obama che Mcain.  A questo punto poi non bisogna nemmeno dimenticarsi dei venti di guerra verso l&#8217;Iran (forse qui però un attacco sarebbe molto più giustificato).  Sono un forte sostenitore della leadership che gli USA devono avere nel mondo, ma ritengo un grande errore politico e militare, da parte dell&#8217;amministrazione Bush, l&#8217;attacco all&#8217;Iraq.  Probabilmente però oggi sarebbe un errore più grande ritirarsi, bisonerebbe perciò tentare un forte sforzo diplomatico per risolvere la questione.  Obama dice che lo sforzo militare americano dovrebbe essere più concentrato sull&#8217;Afghanistan per trovare Bin Laden (e su questo punto , cioè sulla cattura di Bin Laden, si trova daccordo con Mcain naturalmente) ma io ritengo che bisognerebbe guardare anche oltre.  Auspico che chiunque vinca questa sfida capisca che il vero problema estero per gli Stati Uniti non è l&#8217;Iraq (ovviamente in prospettiva futura) o la guerra al terrorismo, ne l&#8217;Iran, ma è la sfida militare (e non solo più economica) che lancerà la Cina, ed è per questo che chiunque vinca deve sapere che un Medioriente ed un mondo islamico finalmente pacificato e integrato all&#8217;interno di un alleanza con gli USA e l&#8217;occidente, potrebbe diventare un avamposto geografico, politico e militare da puntare contro un futuro blocco cinese.</p>
<p>L&#8217;avvertimento è che quindi si lascino da parte tentazioni di invasione o attacco all&#8217;Iran, a favore di una politica estera  più moderata e meno aggressiva nei confronti di questi paesi.  Questa secondo me dovrà essere la missione di Obama o di Mcain.  </p>
<p>Quindi si dovrà tentare di concepire un nuovo modo di fare politica, non più basato come negli ultimi anni, come una sfida con il mondo islamico ma anzi tentare di mediare con esso.</p>
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