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	<title>Politica Americana</title>
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	<description>Osservatorio sulla politica USA</description>
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		<title>Politica Americana</title>
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		<title>La destra repubblicana boccia Mitt Romney</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 20:14:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anthony M. Quattrone, Ph.D.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anthony M. Quattrone Superando ampiamente il vantaggio già previsto dai sondaggi, l’ex presidente della Camera americana, Newt Gingrich, ha vinto la terza tappa delle primarie repubblicane, quelle svolte in South Carolina il 21 gennaio 2012, ottenendo 40,4 percento del voto, &#8230; <a href="http://politicamericana.com/2012/01/22/la-destra-repubblicana-boccia-mitt-romney/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=politicamericana.com&amp;blog=4050906&amp;post=1256&amp;subd=politicamericana&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anthony M. Quattrone</p>
<div id="attachment_1258" class="wp-caption alignright" style="width: 216px"><a href="http://politicamericana.files.wordpress.com/2012/01/20120121-mitt-romney-in-south-carolina.jpg"><img class="size-medium wp-image-1258" title="20120121 Mitt Romney in South Carolina" src="http://politicamericana.files.wordpress.com/2012/01/20120121-mitt-romney-in-south-carolina.jpg?w=206&#038;h=300" alt="" width="206" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">L&#039;ex governatore del Massachusetts, Mitt Romney, il 21 gennaio 2012 durante le primarie del South Carolina (AP Photo/Charles Dharapak)</p></div>
<p>Superando ampiamente<a href="http://www.realclearpolitics.com/epolls/2012/president/sc/south_carolina_republican_presidential_primary-1590.html" target="_blank"> il vantaggio già previsto dai sondaggi</a>, l’ex presidente della Camera americana, <a href="http://www.thestate.com/2012/01/22/2123361/gingrich-routs-romney.html" target="_blank">Newt Gingrich, ha vinto la terza tappa delle primarie repubblicane, quelle svolte in South Carolina il 21 gennaio 2012</a>, ottenendo 40,4 percento del voto, battendo l’ex governatore del Massachusetts, Mitt Romney, che ha registrato 27,8 percento.  Il terzo posto è andato all’ex senatore della Pennsylvania, Rick Santorum con 17 percento, mentre al quarto posto si è posizionato il deputato del Texas, Ron Paul, ispiratore del movimento ultra conservatore “Tea Party” con 13 percento.</p>
<p>Il voto degli elettori repubblicani del South Carolina conferma che Romney non è particolarmente gradito alla destra conservatrice ed evangelica.  Infatti, Gingrich e Santorum, due candidati che hanno l’appoggio della destra conservatrice e degli evangelici, hanno sommato 57 percento in South Carolina.</p>
<p>Ora, nella gara per l’assegnazione dei 2.286 delegati che avranno il diritto di voto durante la “convention” repubblicana che si terrà il 27 agosto 2012 a Tampa, in Florida, il favorito, l’ex governatore del Massachusetts, Mitt Romney, potrà contare su 33 delegati, seguito da Gingrich con 25, da Santorum con 14 e Ron Paul, con 4.</p>
<p>Nelle prime tre competizioni elettorali, gli elettori repubblicani hanno dato la vittori a tre diversi candidati.  Nella prima gara, quella svolta in Iowa il 3 gennaio 2012, in un primo momento la vittoria era stata data a Romney per 8 voti, ma, dopo un riconteggio, Santorum si è aggiudicato la competizione con 34 voti di scarto.  Nella seconda gara, nel New Hampshire, Romney ha battuto Ron Paul per 39,3 a 22,9 percento, in linea con quanto previsto dai sondaggi.  Con la conclusione della terza competizione in South Carolina, sono rimasti in gara Romney, Gingrich, Santorum, e Ron Paul, mentre si sono ufficialmente ritirati l’ex presidente della Banca federale di Kansas City, Herman Cain, la deputata del Minnesota, Michele Bachmann, l’ex governatore dello stato dello Utah Jon Huntsman e, poco prima delle primarie in South Carolina, il governatore del Texas, Rick Perry.</p>
<p>La prossima tappa per i candidati repubblicani è la competizione in Florida, che si svolgerà il 31 gennaio 2012, con il meccanismo dell’asso piglia tutto, dove il vincitore si aggiudicherà tutti i 50 delegati in palio.  <a href="http://www.realclearpolitics.com/epolls/2012/president/fl/florida_republican_presidential_primary-1597.html" target="_blank">Nei sondaggi condotti in Florida prima dei risultati delle primarie del South Carolina,</a> Mitt Romney avrebbe 40 percento del gradimento, contro  22 per Newt Gingrich, 15 per Rick Santorum e 9 per Ron Paul.  Secondo quanto riportato dalla Cnn, Romney avrebbe già speso oltre 2 milioni di dollari per spot televisivi in Florida, mentre gli altri candidati non hanno speso nulla, forse perché il meccanismo dell’asso piglia tutto renderebbe inutile investire i fondi elettorali per un secondo o terzo posto.</p>
<p>E’ interessante notare in questa fase come lo staff elettorale del presidente Barack Obama rimodula gli attacchi contro i candidati repubblicani secondo i risultati delle primarie e le rilevazioni dei sondaggi.  Il candidato che preoccupa di più la Casa Bianca rimane Mitt Romney, sia per i risultati dei sondaggi, sia per la forza economica che l’ex governatore del Massachusetts può mettere in campo, ed è contro di lui che si focalizza l’attenzione democratica.  Secondo gli ultimi sondaggi pubblicati da <a href="http://www.realclearpolitics.com/epolls/2012/president/president_obama_vs_republican_candidates.html" target="_blank">Real ClearPolitics,</a> un generico candidato repubblicano potrebbe battere Obama con uno scarto di 1,2 percento, con 43,6 per un repubblicano contro il 44,2 per Obama.  Invece, quando si raffronta Obama contro un candidato specifico, il presidente è vincente, ma nel caso di Romney, per pochissimo, cioè per 46.9 a 45 percento.  Contro gli altri candidati, il margine a favore di Obama è più tranquillo: contro Gingrich, per 50,6 a 39,6 percento; contro Santorum, per 50,1 a 40,3 percento; contro Ron Pau, per 46,8 a 41,7 percento.</p>
<p>I gruppi democratici hanno inviato milioni di messaggi indirizzati agli elettori indipendenti a proposito della dichiarazione dei redditi di Romney, sollevando grande interesse per la cifra relativamente bassa che l’ex governatore paga in termini percentuali.  Romney, che ha ammesso che paga attorno al 15 percento, è sotto pressione per rendere pubblica la dichiarazione dei redditi del 2011, che normalmente deve essere compilata entro il 15 aprile di ogni anno.  <a href="http://www.washingtonpost.com/blogs/plum-line/post/romneys-tax-plan-would-cut-his-own-taxes-by-nearly-half-new-analysis-finds/2012/01/18/gIQAHruH8P_blog.html" target="_blank">Secondo gli analisti democratici, le proposte fiscali che Obama metterebbe in campo se fosse rieletto e se il suo partito riuscisse a ottenere la maggioranza sia alla Camera, sia al Senato, porterebbero all’aumento delle tasse per i ricchi dal 15 percento al 24.</a>  Le proposte di Romney e degli altri candidati repubblicani, mirerebbero a conservare la tassazione a 15 percento, alzandola per i ceti medi o tagliando ulteriormente le spese del governo federale.</p>
<p>Obama gode in questo momento di un gradimento relativamente basso, <a href="http://www.realclearpolitics.com/epolls/other/president_obama_job_approval-1044.html" target="_blank">attorno a 45 percento</a>, ma molto superiore a quello per il Congresso, che rimane attorno al 13 percento.  Con questo livello di gradimento, Obama deve ottenere il massimo dalle divisioni interne allo schieramento repubblicano, sperando che l’antipatia della destra radicale nei confronti di Romney rimanga alta, così come la paura della destra moderata nei confronti di Gingrich.</p>
<p>Il prossimo evento importante per compiere le rilevazioni sul gradimento nei confronti di Obama sarà il discorso che il presidente americano terrà il 24 gennaio 2012 quando parlerà alla nazione in occasione dell’appuntamento annuale sullo “stato dell’unione”.</p>
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		<title>La disoccupazione americana scende, Obama cresce nei sondaggi</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 12:54:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anthony M. Quattrone, Ph.D.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anthony M. Quattrone Negli ultimi mesi del 2011, il presidente americano Barack Obama è diventato molto più aggressivo e determinato nell’attaccare l’immobilismo e l’ostruzionismo del Congresso americano, dove i repubblicani, che controllano la Camera, riescono a paralizzare quasi tutte le &#8230; <a href="http://politicamericana.com/2012/01/07/la-disoccupazione-americana-scende-obama-cresce-nei-sondaggi/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=politicamericana.com&amp;blog=4050906&amp;post=1240&amp;subd=politicamericana&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1246" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://politicamericana.files.wordpress.com/2012/01/20120107-unemployment-in-the-usa-goes-down.jpg"><img class="size-medium wp-image-1246" title="20120107 Unemployment in the USA goes down" src="http://politicamericana.files.wordpress.com/2012/01/20120107-unemployment-in-the-usa-goes-down.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Gerardo Alvarado (L) and Jeffrey Baltzley work on pipefitting during a class at the Air Conditioning, Refrigeration and Pipefitting Education Center on January 5 in Opa Locka, Florida. The US economy added more jobs in December and the unemployment rate fell again, but economists said big challenges remained to sustaining the jobs market recovery this year. (AFP Photo/Joe Raedle)</p></div>
<p>Anthony M. Quattrone</p>
<p>Negli ultimi mesi del 2011, <a href="http://www.nytimes.com/2012/01/06/us/politics/president-obama-unveils-aggressive-re-election-strategy-against-gop-rivals.html" target="_blank">il presidente americano Barack Obama è diventato molto più aggressivo e determinato nell’attaccare l’immobilismo e l’ostruzionismo del Congresso americano</a>, dove i repubblicani, che controllano la Camera, riescono a paralizzare quasi tutte le iniziative proposte dalla Casa Bianca.  Obama accusa il Congresso di non essere più capace di risolvere i problemi del Paese, sia per incapacità, sia per interessi di parte.  Obama ha abilmente colto l’occasione che si è presentata a fine dicembre quando l’ostruzionismo di destra rischiava di far saltare alcuni tagli fiscali per il ceto medio.  Il presidente ha suonato l’adunata per i suoi sostenitori, lanciando una fortissima campagna di opinione contro il partito repubblicano, accusandolo di sostenere solo gli americani più ricchi, a discapito delle classi medie.  I deputati e senatori repubblicani hanno suonato la ritirata, <a href="http://www.nytimes.com/2011/12/23/us/politics/for-obama-payroll-tax-victory-was-aided-by-republicans.html" target="_blank">votando il 30 dicembre 2011 a favore della proposta fiscale di Obama</a>, dopo aver ricevuto migliaia di telefonate, email e lettere di protesta da parte di elettori inviperiti per la presa di posizione del partito.  Obama ha potuto così rafforzare l’immagine del decisionista che lotta contro la casta di Washington, in nome del popolo americano.</p>
<p>Il presidente è anche partito all’attacco delle spese del Dipartimento della Difesa, dando al Segretario Leon Panetta il difficile compito di individuare una strategia complessiva che permettesse agli Stati Uniti di rimanere la principale potenza militare nel mondo, eliminando sprechi e ridondanze.  <a href="http://www.nytimes.com/2012/01/06/opinion/a-leaner-pentagon.html?_r=2&amp;ref=opinion" target="_blank">Il 5 gennaio 2012, Obama e Panetta hanno presentato la nuova strategia per la Difesa americana</a>, che abbandona, dopo 60 anni, la dottrina delle “due guerre”, ovvero la capacità di combattere guerre separate su due fronti.  Secondo le stime del Dipartimento della Difesa, si dovranno tagliare almeno 450 miliardi di dollari di spesa nei prossimi dieci anni.  Il messaggio che Obama sta facendo trapelare è che gli americani devono concentrarsi sulle spese in patria, mirando a non abbassare la guardia nel campo della sicurezza, attraverso l’efficienza e il vantaggio tecnologico.</p>
<p>Ora Obama sta sfruttando abilmente anche la situazione favorevole che si è creata con le buone notizie sull’andamento dell’economia USA e in particolare sui dati della disoccupazione.  La notizia del 6 gennaio 2012, che <a href="http://www.bls.gov/news.release/empsit.nr0.htm" target="_blank">la disoccupazione americana è scesa a 8,5 percento, da 9,1 del dicembre 2010,</a> e che nel 2011 sono stati aggiunti oltre 1,5 milioni di posti di lavoro, va letta assieme al miglioramento della fiducia rispetto all’economia espressa dai consumatori americani nei dati riassunti nel “Consumer Confidence Index”, dal 55,2 di novembre al 64.5 di dicembre, superando anche le migliori previsioni degli analisti, che si erano attestate a 59 percento. L’andamento dell’economia e in particolare i dati sulla disoccupazione sono, secondo molti osservatori, i fattori più importanti che possono influenzare come voteranno gli americani il prossimo novembre per le elezioni presidenziali, per rinnovare un terzo del Senato e l’intera Camera.</p>
<p>Mentre Obama costruisce la sua strategia del consenso basandosi sulla lotta contro i vecchi poteri di Washington, sulle buone notizie dall’economia, e sulle proposte a tutela del vastissimo ceto medio americano, i repubblicani sono impegnati, senza esclusioni di colpi, nelle primarie in corso per scegliere il candidato da opporre al presidente democratico in carica il prossimo novembre.  <a href="http://elections.nytimes.com/2012/primaries/states/iowa" target="_blank">Il 3 gennaio 2012 si sono svolte le primarie in Iowa</a>, dove l’ex governatore del Massachusetts, Mitt Romney, ha sconfitto l&#8217;ex senatore della Pennsylvania, Rick Santorum, per soli otto voti, con 30.015 voti contro 30.007, ottenendo 24,6% contro 24,5% del suo concorrente. Il terzo posto è andato al deputato del Texas, Ron Paul, ispiratore del movimento ultra conservatore “Tea Party” con il 21,4%. Il quarto posto è andato all&#8217;ex presidente della Camera, Newt Gingrich. Il governatore del Texas, Rick Perry, è arrivato quinto, ottenendo il 10,3% dei voti.  Gli altri candidati, la deputata del Minnesota, Michelle Bachman, l’ex governatore dello stato dello Utah, Jon Huntsman, e l&#8217;ex presidente della Banca federale di Kansas City, Herman Cain non hanno raggiunto nemmeno il 10 percento, con quest’ultimo che ha ottenuto soli 58 voti.<span id="more-1240"></span></p>
<p>Le primarie repubblicane assegneranno i delegati che voteranno <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/2012_Republican_National_Convention" target="_blank">nella “convention” che si terrà il 27 agosto 2012 a Tampa, in Florida,</a> per scegliere lo sfidante di Obama.  Il candidato che otterrà la maggiorana di 1.144 delegati sui 2.286 disponibili gareggerà contro Obama.  Con le primarie dell’Iowa, Romney ha ottenuto 13 delegati contro 12 per Santorum, e nessun delegato per gli altri candidati.  Il prossimo appuntamento per i repubblicani è nel New Hampshire il 10 gennaio 2012, dove i sondaggi danno a Romney un enorme vantaggio, con 40 percento dei consensi, contro circa 20 percento del Paul e 12 per Santorum.  Nel New Hampshire sono in palio 12 delegati.</p>
<p>Se l’economia continua a riprendersi e il numero degli americani occupati sale, sia in termini assoluti, sia in quelli percentuali, e considerando che durante la presidenza Obama sono stati neutralizzati vari nemici degli Usa, come Osama bin Laden, i repubblicani dovranno scegliere un candidato capace di battere l’attuale presidente su temi che non sono inerenti né all’economia, né alla difesa del Paese.  Oltre a scegliere il candidato giusto, i repubblicani devono ancora identificare un tema dominante nella campagna contro Obama, e il tempo scorre.  <a href="http://www.gallup.com/poll/113980/gallup-daily-obama-job-approval.aspx" target="_blank">I sondaggi della Gallup indicano una crescita dei consensi</a> nei confronti di Obama da 40 percento del 17 settembre 2011 a 45 percento del 5 gennaio 2012.</p>
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		<title>Il Thanksgiving Day americano: festa degli immigrati</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 12:12:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anthony M. Quattrone, Ph.D.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crisi economica Usa]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1237" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://politicamericana.files.wordpress.com/2011/11/20111123-obama-pardons-liberty-and-peace.jpg"><img class="size-medium wp-image-1237" title="20111123 Obama pardons liberty and peace" src="http://politicamericana.files.wordpress.com/2011/11/20111123-obama-pardons-liberty-and-peace.jpg?w=300&#038;h=207" alt="" width="300" height="207" /></a><p class="wp-caption-text">Il presidente Obama &quot;grazia&quot; il tacchino &quot;Liberty&quot; alla presenza delle figlie Sasha e Malia, mercoledì 23 novembre 2011. (foto Associated Press)</p></div>
<p>Anthony M. Quattrone</p>
<p>Il Thanksgiving Day, celebrato negli Stati Uniti ogni anno nel quarto giovedì di novembre, è la festa degli immigrati. E&#8217; una festa speciale perché nasce dal basso e non da una decisione imposta dallo stato o dalle autorità religiose. E&#8217; la festa di un paese di immigranti che ringraziano, chi un dio, chi uno spirito superiore, e chi le semplici circostanze, per aver avuto la possibilità di una nuova vita emigrando dai paesi di provenienza, afflitti da crisi economiche, da carestie, da guerre fratricide, e da persecuzioni religiose, politiche o filosofiche.</p>
<p>La storia, o forse la leggenda, vuole che il “giorno del ringraziamento” nasca nel lontano 1621 quando gli abitanti della colonia di Plymouth, nell’odierna Massachusetts, ringraziarono la Provvidenza per quello che fu il loro primo buon raccolto, ricordando che durante l&#8217;inverno precedente la metà della popolazione della colonia perì per stenti e malattie. In quell&#8217;occasione, gli immigranti e la popolazione indigena, gli indiani della tribù Wampanoag, festeggiarono assieme, in pace, unendo tradizioni simili, quelle europee e quelle degli indiani d&#8217;America, per celebrare la conclusione del periodo della raccolta.</p>
<p>George Washington, il primo presidente americano, recepì il sentimento popolare, e proclamò il primo Thanksgiving Day nazionale, consigliando agli Stati della nuova repubblica americana di celebrarlo il 26 novembre 1789. Il presidente Abraham Lincoln fu il primo presidente ad ufficializzare la festa nazionale del Thanksgiving, quando, in piena Guerra Civile, nel 1863, stabilì di celebrarlo nell&#8217;ultimo giovedì di novembre. Il presidente Franklin Delano Roosevelt, quasi ottanta anni più tardi, nel 1939, decise che il Thanksgiving fosse celebrato nel penultimo giovedì di novembre, prolungando il periodo dello shopping natalizio, che tradizionalmente iniziava dopo il ringraziamento, per favorire i commercianti in un&#8217;America ancora nel pieno della Grande Depressione.</p>
<p>La decisione di Roosevelt fu ignorata dalla maggior parte degli Stati che continuarono a festeggiare il Thanksgiving nell&#8217;ultimo giovedì di novembre, rimanendo fedeli alla decisione di Lincoln. Il compromesso fu raggiunto solo nel dicembre 1941, quando Roosevelt ratificò una decisione del Congresso, stabilendo che la festività federale del Thanksgiving Day fosse celebrata nel quarto giovedì di novembre. Così, quando ci sono cinque giovedì nel mese di novembre, la festività è celebrata nel penultimo giovedì, mentre, quando ce ne sono quattro, la festività si celebra nell&#8217;ultimo giovedì del mese. Un compromesso che preserva la tradizione con esigenze puramente economiche.</p>
<p>Nel mondo il giorno del Thanksgiving americano è associato al consumo di tacchino, che la tradizione mette al centro del pranzo del ringraziamento. E&#8217; diventata una tradizione anche la “grazia presidenziale” che il presidente americano concede nel giorno della vigilia al tacchino che gli allevatori donano alla Casa Bianca, destinandolo a un allevamento dove potrà vivere in modo confortevole il resto dei suoi giorni. Quest’anno, il presidente Barack Obama ne ha graziati due durante una piccola cerimonia alla Casa Bianca,  “Liberty” e &#8220;Peace&#8221;, che sono di 19 settimane e pesano circa 20 kg a testa.</p>
<p>Gli italo-americani, cui la stragrande maggioranza è composta dai discendenti della diaspora causata dalla crisi economica dovuta all&#8217;occupazione piemontese dell&#8217;ex Regno delle Due Sicilie, hanno integrato il tacchino “americano” nei tipici pranzi festivi delle proprie terre di origine. E così, assieme al tacchino, ci sono lasagne, cannelloni, maccheroni, spinaci, broccoli, fagiolini, e dolci tipicamente meridionali, come le sfogliatelle napoletane e i cannoli siciliani, il tutto con buone dosi di vini italiani. Il pranzo italo-americano del Thanksgiving è, ovviamente, spesso al centro delle trasmissioni televisive, ed è considerato una prelibatezza da imitare e replicare a tutti i costi.</p>
<p>Finito la festa, si torna all&#8217;economia: il giorno dopo il Thanksgiving, chiamato “Black Friday” (venerdì nero), decreta l&#8217;inizio della periodo dello shopping natalizio, con moltissimi grandi negozi che prolungano l&#8217;apertura per la vendita dalle quattro del mattino fino alla mezzanotte, scontando molti prodotti, sperando di portare il foglio contabile in zona positiva, associato al colore nero. Gli americani si augurano che il Thanksgiving 2011, appena celebrato, sia l&#8217;ultimo di un periodo molto difficile per il Paese, caratterizzato dalla grande crisi economica in corso, sperando che il Thanksgiving Day del 2012 si possa celebrare con tanti buoni motivi per esprimere un vero e sentito “ringraziamento”.</p>
<p><a href="http://denaro.it/blog/2011/11/25/negli-usa-e-l%E2%80%99evento-degli-immigrati/" target="_blank">Pubblicato  da &#8220;Il Denaro&#8221;</a><a href="http://denaro.it/blog/2011/11/25/negli-usa-e-l%E2%80%99evento-degli-immigrati/" target="_blank">il 25 novembre 2011</a></p>
<br /> Tagged: <a href='http://politicamericana.com/tag/barack-obama/'>Barack Obama</a>, <a href='http://politicamericana.com/tag/fai-notizia/'>Fai notizia</a>, <a href='http://politicamericana.com/tag/thanksgiving-day/'>thanksgiving day</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/politicamericana.wordpress.com/1232/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/politicamericana.wordpress.com/1232/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/politicamericana.wordpress.com/1232/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/politicamericana.wordpress.com/1232/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/politicamericana.wordpress.com/1232/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/politicamericana.wordpress.com/1232/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/politicamericana.wordpress.com/1232/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/politicamericana.wordpress.com/1232/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/politicamericana.wordpress.com/1232/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/politicamericana.wordpress.com/1232/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/politicamericana.wordpress.com/1232/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/politicamericana.wordpress.com/1232/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/politicamericana.wordpress.com/1232/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/politicamericana.wordpress.com/1232/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=politicamericana.com&amp;blog=4050906&amp;post=1232&amp;subd=politicamericana&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Mentre i repubblicani discutono, Obama raccoglie fondi</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 17:04:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anthony M. Quattrone, Ph.D.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elezioni 2012]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1219" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://politicamericana.files.wordpress.com/2011/11/20111122-newt-gingrich-at-gop-deba-005.jpg"><img class="size-medium wp-image-1219" title="20111122 Newt-Gingrich-at-GOP-deba-005" src="http://politicamericana.files.wordpress.com/2011/11/20111122-newt-gingrich-at-gop-deba-005.jpg?w=300&#038;h=180" alt="" width="300" height="180" /></a><p class="wp-caption-text">Il candidato repubblicano Newt Gingrich ( al centro) è in vantaggio di pochi punti su Mitt Romney. Fotografia: Chris Keane/Reuters</p></div>
<p>Anthony M. Quattrone</p>
<p>I due maggiori partiti americani, il democratico e il repubblicano, sono ormai proiettati verso le elezioni del novembre 2012, quando si eleggerà il nuovo presidente, si rinnoverà l&#8217;intera Camera, si voterà per un terzo del Senato, e saranno in gara le cariche per tredici governatori di undici stati e due territori. I democratici tenteranno di conservare la Casa Bianca e la maggioranza al Senato, sperando di riconquistare la Camera, persa nelle elezioni di &#8220;mid-term&#8221; del 2010 e difendere nove cariche di governatore. I repubblicani, sfruttando il malcontento popolare per il perdurare della crisi economica, tenteranno il colpo, spodestando Barack Obama, consolidando le posizioni acquisite alla Camera e cercando di diventare di nuovo la maggioranza al Senato, che hanno perso nel 2006, e di conquistare altre cariche di governatore.</p>
<p>Oggi è particolarmente difficile avanzare pronostici perché se da un lato il Presidente Obama registra un gradimento abbastanza basso, attorno al 44 percento, nessuno dei suoi avversari repubblicani riesce, almeno per ora, a conquistare la simpatia e la fiducia della maggioranza degli elettori. I repubblicani soffrono anche per la bassissima considerazione che gli elettori manifestano nei confronti del Congresso, spesso paralizzato dalla rigidità repubblicana nei confronti di qualsiasi proposta portata avanti dal Presidente Obama o dal gruppo democratico. I sondaggi indicano un gradimento che non supera il 15 percento per il Congresso!</p>
<p>Nei confronti fra Obama e ciascuno dei pretendenti repubblicani, <a href="http://www.realclearpolitics.com/epolls/2012/president/president_obama_vs_republican_candidates.html" target="_blank">i sondaggi danno il presidente in carica vincente in tutti</a> i casi con margini che vanno dai 14 punti contro la deputata del Minnesota, Michelle Bachman, a quasi 2 punti contro l&#8217;ex governatore del Massachusetts, Mitt Romney. Obama è in vantaggio contro l&#8217;ex presidente della Camera, Newt Gingrich per 7 punti, e contro il deputato del Texas, ispiratore del movimento ultra conservatore “Tea Party”, Ron Paul, per 6 punti. Obama è in vantaggio di 9 punti contro l&#8217;ex presidente della Banca federale di Kansas City, Herman Cain, il governatore del Texas, Rick Perry, e l&#8217;ex senatore della Pennsylvania, Rick Santorum. E&#8217; interessante tuttavia, e preoccupante per i democratici, che Obama risulta vincente per meno di un punto percentuale quando nei sondaggi è raffrontato contro un repubblicano generico, senza specificarne il nome.<span id="more-1218"></span></p>
<p>I candidati repubblicani, che stanno partecipando ai dibattiti televisivi in vista del primo appuntamento elettorale per le primarie il prossimo 3 gennaio in Iowa, non si risparmiano critiche e attacchi anche abbastanza decisi, prestando il fianco agli strateghi democratici che stanno mettendo a punto la strategia elettorale del prossimo novembre.</p>
<p>La squadra di Obama sembrerebbe intenta, in questo momento, a rafforzare la posizione economica della campagna elettorale del Presidente, concentrando tutti gli sforzi per infiammare la base democratica, comunicando direttamente il pericolo che incombe con un possibile cambio d&#8217;inquilino alla Casa Bianca. Lo staff elettorale di “Obama 2102” sta raccogliendo milioni di dollari con contributi relativamente bassi, sotto $200, da milioni di americani, sorprendendo gli osservatori. Mentre i repubblicani dovranno spendere ingenti somme sia per le primarie, sia per le presidenziali, Obama potrà concentrare tutta la sua potenza economica sulle elezioni principali, non sprecando fondi per ottenere la nomina democratica, che dovrebbe essere garantita anche dall&#8217;assenza di competitori interni al partito.</p>
<p><a href="http://www.nytimes.com/2011/11/18/us/politics/michelle-obamas-mission-energizing-the-campaign.html?_r=1&amp;scp=2&amp;sq=michelle%20obama&amp;st=cse" target="_blank">La stampa americana ha anche evidenziato che Michelle Obama sta svolgendo un nuovo e importante ruolo nell&#8217;entusiasmare la base democratica.</a> La signora Obama sta dimostrando capacità comunicative inaspettate che causano non poche preoccupazioni in casa repubblicana. Michelle riesce a parlare un linguaggio comprensibile che tocca il cuore degli americani colpiti dalla crisi economica, guadagnando stima e rispetto nelle comunità femminili nera, ispanica e del ceto medio bianco, che potrebbero essere fondamentale per assicurare non solo la rielezione del marito, ma anche la conquista di importanti seggi alla Camera.</p>
<p>I democratici tentano di dimostrare che stanno facendo tutto quanto sia possibile per combattere la crisi economica mondiale. I repubblicani cercano, invece, di scrollarsi di dosso l&#8217;immagine ben cucita da decenni di essere dei freddi calcolatori pronti a tagliare il &#8220;welfare&#8221; per favorire i ricchi. Nei prossimi mesi, i dati sulla disoccupazione, il mercato degli immobili, e di come va la borsa determineranno le strategie che repubblicani e democratici dovranno approntare per la fase finale delle elezioni Usa. Se i dati saranno positivi, o almeno in ripresa, Obama potrà sperare in un secondo mandato. Se i dati saranno stazionari o negativi, la battaglia fra democratici e repubblicani potrebbe diventare molto aspra, con durissime conseguenze per la stabilità del Paese.</p>
<p><a href="http://denaro.it/blog/2011/11/24/i-repubblicani-discutono-obama-raccoglie-fondi/" target="_blank"><br />
</a></p>
<p><a href="http://denaro.it/blog/2011/11/24/i-repubblicani-discutono-obama-raccoglie-fondi/" target="_blank">Pubblicato da &#8220;il Denaro&#8221; il 24 novembre 2011.</a></p>
<br /> Tagged: <a href='http://politicamericana.com/tag/barack-obama/'>Barack Obama</a>, <a href='http://politicamericana.com/tag/fai-notizia/'>Fai notizia</a>, <a href='http://politicamericana.com/tag/michelle-obama/'>michelle obama</a>, <a href='http://politicamericana.com/tag/mitt-romney/'>mitt romney</a>, <a href='http://politicamericana.com/tag/newt-gingrich/'>newt gingrich</a>, <a href='http://politicamericana.com/tag/presidenziali-usa-2012/'>presidenziali USA 2012</a>, <a href='http://politicamericana.com/tag/rick-perry/'>rick perry</a>, <a href='http://politicamericana.com/tag/ron-paul/'>ron paul</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/politicamericana.wordpress.com/1218/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/politicamericana.wordpress.com/1218/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/politicamericana.wordpress.com/1218/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/politicamericana.wordpress.com/1218/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/politicamericana.wordpress.com/1218/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/politicamericana.wordpress.com/1218/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/politicamericana.wordpress.com/1218/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/politicamericana.wordpress.com/1218/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/politicamericana.wordpress.com/1218/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/politicamericana.wordpress.com/1218/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/politicamericana.wordpress.com/1218/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/politicamericana.wordpress.com/1218/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/politicamericana.wordpress.com/1218/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/politicamericana.wordpress.com/1218/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=politicamericana.com&amp;blog=4050906&amp;post=1218&amp;subd=politicamericana&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Iraq: finalmente si torna a casa</title>
		<link>http://politicamericana.com/2011/10/23/iraq-finalmente-si-torna-a-casa/</link>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 13:52:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anthony M. Quattrone, Ph.D.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elezioni 2012]]></category>
		<category><![CDATA[Politica estera]]></category>
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		<description><![CDATA[Anthony M. Quattrone L’annuncio fatto dal presidente americano, Barack Obama, venerdì 21 ottobre 2011, che gli Stati Uniti ritireranno tutte le truppe dall’Iraq entro il 31 dicembre 2011 ha colto di sorpresa analisti e osservatori. E’ vero che la data &#8230; <a href="http://politicamericana.com/2011/10/23/iraq-finalmente-si-torna-a-casa/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=politicamericana.com&amp;blog=4050906&amp;post=1212&amp;subd=politicamericana&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1214" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://politicamericana.files.wordpress.com/2011/10/20111023-obama-announces-withdrawal-from-iraq.jpg"><img class="size-medium wp-image-1214" title="20111023 Obama announces withdrawal from Iraq" src="http://politicamericana.files.wordpress.com/2011/10/20111023-obama-announces-withdrawal-from-iraq.jpg?w=300&#038;h=206" alt="" width="300" height="206" /></a><p class="wp-caption-text">From the New York Times on 22 October 2011: &quot;After a decade of war, we&#039;re turning the page and moving forward,&quot; the president told supporters in an e-mail on Saturday. (Photo: Doug Mills/The New York Times)</p></div>
<p>Anthony M. Quattrone</p>
<p>L’annuncio fatto dal presidente americano, Barack Obama, venerdì 21 ottobre 2011, che <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2011/oct/21/obama-us-troops-withdrawal-iraq" target="_blank">gli Stati Uniti ritireranno tutte le truppe dall’Iraq entro il 31 dicembre 2011</a> ha colto di sorpresa analisti e osservatori. E’ vero che la data del ritiro era già stata concordata nell’agosto del 2008 fra il predecessore di Obama, il presidente George W. Bush, e il primo ministro <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nuri_al-Maliki" target="_blank">Nuri al-Maliki</a>, ma è anche vero che iracheni e americani stavano trattando da diversi mesi sulla possibilità di lasciare in Iraq un contingente di circa cinque mila soldati americani come consiglieri o con compiti di addestramento delle forze di sicurezza irachene.  Lo scoglio maggiore, almeno ufficialmente, rimaneva il trattato sullo stato legale delle forze americane in Iraq, con la richiesta del Pentagono di garantire la loro immunità dinanzi alla legge irachena.  Dovunque, attraverso trattati internazionali o accordi bilaterali, sono presenti le forze americane, il Pentagono è stato sempre molto fermo per quanto riguarda la giurisdizione sui propri militari da parte delle corti marziali Usa e non dei tribunali locali o internazionali, anche nel caso di accuse di violazione della legge locale o internazionale.</p>
<p>Il rimpatrio di circa 40 mila soldati americani avviene dopo quasi nove anni dall’invasione dell’Iraq avvenuta nel marzo 2003.  Da allora, <a href="http://www.brookings.edu/saban/iraq-index.aspx" target="_blank">sono morti 4.481 soldati americani, 316 soldati di paesi alleati, oltre 55 mila insorti iracheni, e oltre centomila civili iracheni.</a>  L’America conta anche 32 mila feriti fra i suoi militari, di cui il 20 percento soffre di gravi danni celebrali o spinali.</p>
<p>La tempistica dell’annuncio di Obama sembrerebbe conciliare due esigenze del Presidente, una politica e l’altra tecnica.  La prima, quella politica, era di sfruttare la notizia della morte di Gheddafi in Libia, dove gli americani hanno speso pochissimo, senza inviare nessun soldato e senza vittime fra i militari Usa, legandola alla promessa elettorale di ritirare tutte le truppe americane dall’Iraq.  Il presidente ha potuto, così, inviare ai suoi oppositori, sia nel partito democratico sia in quello repubblicano, un doppio messaggio: è un presidente affidabile in politica estera e mantiene le promesse fatte.  Aveva promesso di ridurre le truppe in Iraq per mandarle in Afghanistan per condurre la caccia ai terroristi di al-Qaeda, e l’ha fatto nel 2010. Aveva promesso di catturare o eliminare Osama bin Laden anche fosse stato necessario sconfinare in Pakistan, è l’ha fatto.  Aveva promesso di usare alleanze internazionali per nuove missioni, e l’ha fatto nel caso della Libia, partecipando alle operazioni affidate a un comandante canadese, con grande partecipazione europea, con inglesi e francesi in primo piano.  Aveva promesso di ritirare completamente le truppe Usa dall’Iraq, e lo sta facendo.  Da quel che si vede e si ascolta durante i dibattiti che si stanno svolgendo in questi giorni fra i candidati repubblicani per le primarie presidenziali, le critiche a Obama per la politica estera sono tiepide o inesistenti.</p>
<p>La seconda esigenza del Presidente è di carattere tecnico.  E’ necessario dare il tempo utile ai 40 mila militari americani per lasciare l’Iraq nel modo più efficiente possibile e in piena sicurezza. Il nuovo ministro della Difesa, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Leon_Panetta" target="_blank">Leon Panetta</a>, dopo aver diretto come capo della CIA la brillante operazione che ha portato all’eliminazione di Osama bin Laden, ora dovrà dirigere l’uscita dall’Iraq in modo organizzato, risparmiando critiche al Presidente che sicuramente arriverebbero se dovessero esserci attacchi mortali contro i soldati Usa mentre vanno via o se si lasciassero agli iracheni troppi materiali, armi e attrezzature pagate con le tasse dei contribuenti americani.</p>
<p>In un articolo pubblicato sul <a href="http://www.nytimes.com/2011/10/23/us/politics/successes-overseas-are-unlikely-to-help-obama-at-home.html?pagewanted=2&amp;_r=1" target="_blank">New York Times del 22 ottobre 2011, Mark Landler</a> fa notare, tuttavia, che la forza che Obama sta dimostrando come “presidente di guerra” e il grosso successo che ha ottenuto con le operazioni anti-terrorismo potrebbero non servire per la sua rielezione il prossimo novembre.  Le uccisioni di Osama bin Laden il 2 maggio 2011, del suo probabile successore Anwar al-Awlaki il 30 settembre 2011, la morte di Gheddafi il 20 ottobre 2011, e il ritiro delle truppe americane dall’Iraq entro la fine dell’anno, sono importanti, ma in America è sempre stata la condizione dell’economia a determinare l’elezione o la rielezione di un presidente.  Se la debole ripresa economica non si trasformasse in un aumento dell’occupazione prima del prossimo autunno, Obama potrebbe contare soltanto sul poco entusiasmo che gli americani stanno dimostrando nei confronti dei repubblicani sia al Congresso sia nelle primarie per la scelta dello sfidante per le presidenziali del 2012.  Nessun candidato repubblicano, per il momento e per la gioia di Obama, riesce a creare emozioni forti fra gli americani.</p>
<p><a href="http://denaro.it/blog/2011/10/26/obama-usa-via-dall%e2%80%99iraq-mossa-per-la-rielezione/" target="_blank">Pubblicato da &#8220;Il Denaro&#8221; il 26 ottobre 2011</a></p>
<br /> Tagged: <a href='http://politicamericana.com/tag/barack-obama/'>Barack Obama</a>, <a href='http://politicamericana.com/tag/fai-notizia/'>Fai notizia</a>, <a href='http://politicamericana.com/tag/ritiro-iraq/'>ritiro iraq</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/politicamericana.wordpress.com/1212/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/politicamericana.wordpress.com/1212/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/politicamericana.wordpress.com/1212/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/politicamericana.wordpress.com/1212/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/politicamericana.wordpress.com/1212/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/politicamericana.wordpress.com/1212/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/politicamericana.wordpress.com/1212/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/politicamericana.wordpress.com/1212/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/politicamericana.wordpress.com/1212/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/politicamericana.wordpress.com/1212/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/politicamericana.wordpress.com/1212/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/politicamericana.wordpress.com/1212/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/politicamericana.wordpress.com/1212/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/politicamericana.wordpress.com/1212/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=politicamericana.com&amp;blog=4050906&amp;post=1212&amp;subd=politicamericana&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Sondaggi Usa: Obama scivola ancora più giù</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Sep 2011 20:51:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anthony M. Quattrone, Ph.D.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crisi economica Usa]]></category>
		<category><![CDATA[American Jobs Act]]></category>
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		<category><![CDATA[politica americana]]></category>

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		<description><![CDATA[Anthony M. Quattrone Il pessimismo degli americani nei confronti dello stato del Paese aumenta, annullando completamente qualsiasi senso di speranza che aveva accompagnato l’elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti nel novembre 2008.  Secondo un sondaggio commissionato dal &#8230; <a href="http://politicamericana.com/2011/09/10/sondaggi-usa-obama-scivola-ancora-piu-giu/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=politicamericana.com&amp;blog=4050906&amp;post=1206&amp;subd=politicamericana&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1209" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://politicamericana.files.wordpress.com/2011/09/20110908-american-jobs-act.jpg"><img class="size-medium wp-image-1209" title="20110908 American Jobs Act" src="http://politicamericana.files.wordpress.com/2011/09/20110908-american-jobs-act.jpg?w=300&#038;h=185" alt="" width="300" height="185" /></a><p class="wp-caption-text">President Barack Obama delivers a speech to a joint session of Congress at the Capitol in Washington, Thursday, Sept. 8, 2011. Watching are Vice President Joe Biden and House Speaker John Boehner. (AP Photo/Kevin Lamarque, POOL)</p></div>
<p>Anthony M. Quattrone</p>
<p>Il pessimismo degli americani nei confronti dello stato del Paese aumenta, annullando completamente qualsiasi senso di speranza che aveva accompagnato l’elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti nel novembre 2008. <a href="http://www.washingtonpost.com/politics/obama-ratings-sink-to-new-lows-as-hope-fades/2011/09/05/gIQAIytZ5J_story_1.html" target="_blank"> Secondo un sondaggio commissionato dal Washington Post e dall’ABC News, condotto fra il 29 agosto e l’1 settembre, 77 percento degli americani sono convinti che il Paese non stia andando nella direzione giusta.</a>  Due terzi degli americani che hanno votato per il Presidente nel 2008, oggi sono convinti che il Paese sia fuori strada.  Oltre sessanta percento degli intervistati disapprovano la politica economica di Obama e non sono convinti che stia facendo abbastanza o quanto sia necessario per creare più posti di lavoro.  Il numero degli americani che sono disoccupati è pari a 9,1 percento della forza lavoro da diversi mesi e non c’è alcuna indicazione che la situazione possa migliorare nel breve o medio termine.  E’ interessante notare che l’opinione negativa nei confronti della politica economica del Presidente è peggiorata di ben dieci punti negli ultimi due mesi e che la popolarità del Presidente è ormai scivolata a quarantatré percento.</p>
<p>Con la popolarità ai minimi livelli a solo quattordici mesi dalla data delle prossime elezioni presidenziali, quando saranno anche rinnovati completamente la Camera e un terzo del Senato, Obama deve inventarsi qualcosa per riguadagnare la fiducia degli elettori.  La boccata d’ossigeno offerta dall’uccisione di Osama bin Laden il 2 maggio ha permesso al Presidente di guadagnare consensi per la sua politica estera e per come conduce la lotta contro il terrorismo mondiale, ma, tipicamente, i risultati delle elezioni americane sono maggiormente correlati all’andamento dell’economia piuttosto che alla politica estera e alla sicurezza nazionale.  Gli americani misurano l’andamento dell’economia principalmente dai dati sull’occupazione, e, in questo momento, con la disoccupazione oltre il nove percento, Obama si trova sul banco degli imputati, indipendentemente dalle sue reali colpe.  E’ la brutale regola della politica americana.</p>
<p>Con la sua popolarità ai minimi storici e la disoccupazione che non scende, Obama ha deciso di presentare giovedì 8 settembre 2011 al Congresso in seduta congiunta <a href="http://www.whitehouse.gov/the-press-office/2011/09/08/fact-sheet-american-jobs-act" target="_blank">l’American Jobs Act, una proposta legislativa</a> che mira a far ripartire l’economia americana attraverso una serie di misure volte ad aumentare l’occupazione e a mettere più soldi a disposizione delle famiglie americane.  Con l’American Jobs Act, Obama propone di incrementare l’occupazione agendo su due leve: gli investimenti nelle infrastrutture con il diretto aumento degli occupati nel settore delle costruzioni, e la riduzione del costo del lavoro attraverso la riduzione delle tasse sul reddito da lavoro.  Con la riduzione del costo del lavoro, Obama spera, da un lato, di invogliare gli imprenditori ad aumentare l’occupazione, e dall’altro, a dare ai lavoratori più soldi in busta paga, con la speranza che spendano di più.  La proposta di Obama, che costerebbe circa 450 miliardi di dollari, fra esenzioni fiscali e investimenti federali, ha bisogno dell’approvazione del Congresso, dove i repubblicani controllano la Camera e i democratici il Senato.</p>
<p>Obama ha chiesto al Congresso di approvare subito la sua proposta, trovando una leggera apertura da parte del leader repubblicano e presidente della Camera, John Boehner, il quale ha commentato a freddo che il piano del presidente &#8220;merita considerazione&#8221;.  Obama, tuttavia, ha avvertito chi volesse procrastinare un qualsiasi intervento sino alle elezioni presidenziali del novembre 2012 che gli americani non sono disposti ad aspettare i tempi della politica, dichiarando che &#8220;qualcuno pensa che le differenze tra noi siano così grandi che solo le elezioni possono risolverle &#8212; ma sappiate che le elezioni sono tra quattordici mesi e gli americani non possono permettersi di aspettare quattordici mesi&#8221;.</p>
<p>Se l’American Jobs Act fosse approvato dal Congresso nella versione proposta dalla Casa Bianca, le misure dovrebbero partire dal prossimo anno con investimenti in infrastrutture e aiuti diretti agli Stati per circa 140 miliardi di dollari, un&#8217;estensione del taglio fiscale per i lavoratori dipendenti per un valore di circa 240 miliardi, e un&#8217;estensione dei sussidi di disoccupazione fino al 2012, per un valore di circa sessantadue miliardi. Secondo una stima dei consiglieri di Obama, una famiglia media dovrebbe trovarsi con una disponibilità di circa 1.500 dollari in più nel 2012.</p>
<p><a href="http://denaro.it/blog/2011/09/23/popolarita-a-picco-per-il-presidente-usa/" target="_blank">Pubblicato da &#8220;Il Denaro&#8221; il 23 settembre 2011.</a></p>
<br /> Tagged: <a href='http://politicamericana.com/tag/american-jobs-act/'>American Jobs Act</a>, <a href='http://politicamericana.com/tag/fai-notizia/'>Fai notizia</a>, <a href='http://politicamericana.com/tag/john-boehner/'>John Boehner</a>, <a href='http://politicamericana.com/tag/obama/'>Obama</a>, <a href='http://politicamericana.com/tag/politica-americana/'>politica americana</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/politicamericana.wordpress.com/1206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/politicamericana.wordpress.com/1206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/politicamericana.wordpress.com/1206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/politicamericana.wordpress.com/1206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/politicamericana.wordpress.com/1206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/politicamericana.wordpress.com/1206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/politicamericana.wordpress.com/1206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/politicamericana.wordpress.com/1206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/politicamericana.wordpress.com/1206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/politicamericana.wordpress.com/1206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/politicamericana.wordpress.com/1206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/politicamericana.wordpress.com/1206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/politicamericana.wordpress.com/1206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/politicamericana.wordpress.com/1206/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=politicamericana.com&amp;blog=4050906&amp;post=1206&amp;subd=politicamericana&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il debito pubblico americano – una crisi voluta</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 04:28:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anthony M. Quattrone, Ph.D.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crisi economica Usa]]></category>
		<category><![CDATA[Il Congresso]]></category>
		<category><![CDATA[Politica locale negli USA]]></category>
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		<description><![CDATA[Anthony M. Quattrone Il presidente americano Barack Obama sta affrontando enormi difficoltà nel cercare di far raggiungere un compromesso fra democratici e repubblicani nel Congresso per ridurre il debito pubblico federale a lungo termine e, nel frattempo, di far alzare &#8230; <a href="http://politicamericana.com/2011/07/18/il-debito-pubblico-americano-%e2%80%93-una-crisi-voluta/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=politicamericana.com&amp;blog=4050906&amp;post=1197&amp;subd=politicamericana&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1203" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://politicamericana.files.wordpress.com/2011/07/20110718-barack-obama-john-boehner-reid.jpg"><img class="size-medium wp-image-1203     " title="20110718 Barack-Obama-John-Boehner-Reid" src="http://politicamericana.files.wordpress.com/2011/07/20110718-barack-obama-john-boehner-reid.jpg?w=300&#038;h=198" alt="" width="300" height="198" /></a><p class="wp-caption-text">Barack Obama incontra il 14 luglio 2011 alla Casa Bianca (da sinistra a destra) lo Speaker della Camera, il repubblicano John Boehner, il leader della maggioranza democratica al Senato Harry Reid e il leader della minoranza repubblicana al Senato Mitch McConnell. Foto EPA.</p></div>
<p>Anthony M. Quattrone</p>
<p>Il presidente americano Barack Obama sta affrontando enormi difficoltà nel cercare di far raggiungere un compromesso fra democratici e repubblicani nel Congresso per ridurre il debito pubblico federale a lungo termine e, nel frattempo, di far alzare il tetto legale dello stesso debito entro il 4 agosto 2011, quando è previsto il suo sforamento e la potenziale inadempienza degli USA nei confronti dei creditori. Nel suo ultimo discorso radiofonico periodico che tiene ogni sabato, il Presidente ha parlato in termini apocalittici di quello che potrebbe succedere se gli USA dichiarassero la bancarotta fra tre settimane, affermando che per gli USA e per il mondo sarebbe “un Armageddon economico”.  Se repubblicani e democratici non trovassero l’accordo, il Presidente ordinerà di non pagare le pensioni sociali, di non pagare i dipendenti del governo federale, né i militari, pur di evitare la bancarotta e l’inadempienza nei confronti dei creditori internazionali.  Trentadue percento del debito pubblico americano è controllato da stranieri, fra cui le banche centrali della Cina, del Giappone, e dell’Inghilterra.</p>
<p>Obama non può, tuttavia, prendere decisioni unilaterali per alzare il debito.  Infatti, la sezione 8 del primo articolo della Costituzione Americana riconosce al Congresso l’autorità di emettere titoli di debito del governo federale.  Il Congresso ha emesso titoli a copertura di spese specifiche con atti individuali fino al 1917 quando ha deciso di semplificare le procedure creando un tetto statutario del debito.  Dal 1917 fino agli anni 60, il Congresso ha alzato il limite in diverse occasioni, e, negli anni cinquanta lo ha anche abbassato in due occasioni.  Dagli anni sessanta ad oggi, <a href="http://www.guardian.co.uk/business/2011/jul/14/us-debt-ceiling-deadlock-questions-and-answers" target="_blank">il Congresso lo ha alzato ben 60 volte,</a> ponendo un nuovo tetto di 14,294 miliardi di dollari il 12 febbraio 2010.  Ad oggi, il governo federale avrebbe già superato la soglia, ma, attraverso una serie di procedure contabili, è riuscito nel posticipare alcuni pagamenti fra agenzie federali, ritardando di fatto il superamento del limite statutario.  Gli esperti pongono il debito federale americano registrato i<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Statutory_Debt_Limit#Debt_ceiling" target="_blank">l 29 giugno 2011 a 14,46 mila miliardi di dollari, pari al 98,6% del prodotto interno lordo registrato per il 2010, che si è attestato a 14,66 mila miliardi di dollari.</a></p>
<p>Fino ad ora è stato difficile per il Congresso raggiungere una decisione sul debito pubblico perché i repubblicani che controllano la Camera non vogliono sentir parlare di innalzamento delle tasse per le classi più avvantaggiate, mentre i democratici che controllano il Senato non vogliono accettare tagli molto incisivi nei confronti dei programmi sociali.  La posta in gioco è alta per il presidente, i senatori e i deputati perché è già iniziata la campagna elettorale del 2012, quando ci saranno le presidenziali, il rinnovo totale della Camera e di un terzo del Senato.  I politici dei due schieramenti si attaccano sul debito pubblico a lungo termine da lasciare sulle spalle delle future generazioni, sulla spesa federale corrente, sul potenziale innalzamento delle tasse per i ceti più agiati, e sulla riduzione dei programmi sociali per gli anziani e per i ceti svantaggiati.</p>
<p>Obama vorrebbe apparire agli americani come il mediatore “centrista” fra democratici e repubblicani nel Congresso.  Con il discorso di sabato, e con le notizie battute da alcune agenzie che lo vedrebbero infuriato con i leader del Congresso, forse Obama è riuscito a spingere le parti verso il compromesso.  Durante i programmi televisivi della domenica mattina tradizionalmente dedicati alla politica, si sono alternati senatori e deputati democratici e repubblicani, manifestando l’intenzione di trovare un accordo. Il senatore democratico dell’Illinois, Richard J. Durbin appoggia la proposta di Obama di tagliare 4 mila miliardi di spesa federale nei prossimi dieci anni, mentre il senatore repubblicano dell’Oklahoma, Tom Coburn, propone una riduzione di quasi 9 mila miliardi nello stesso periodo.  Forse è più realistica <a href="http://www.politico.com/news/stories/0711/59216.html" target="_blank">la notizia riferita dal sempre ben informato &#8220;Politico&#8221; </a>che vorrebbe il leader repubblicano del Senato, Mitch McConnell, e il suo collega democratico Harry Reid al lavoro per raggiungere un compromesso basato su tagli alla spesa per 1,5 mila miliardi di dollari accoppiato alla decisione di innalzare il debito federale.  Il Congresso dovrà decidere entro la fine di questa settimana sul da farsi, perché dopo mancherebbero i tempi tecnici per evitare “un Armageddon economico”.</p>
<p><a href="http://denaro.it/blog/2011/07/21/usa-debito-pubblico-una-crisi-voluta/" target="_blank">Pubblicato da &#8220;Il Denaro&#8221; il 21 luglio 2011.</a></p>
<br /> Tagged: <a href='http://politicamericana.com/tag/barack-obama/'>Barack Obama</a>, <a href='http://politicamericana.com/tag/debito-pubblico-usa/'>debito pubblico USA</a>, <a href='http://politicamericana.com/tag/fai-notiiza/'>fai notiiza</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/politicamericana.wordpress.com/1197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/politicamericana.wordpress.com/1197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/politicamericana.wordpress.com/1197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/politicamericana.wordpress.com/1197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/politicamericana.wordpress.com/1197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/politicamericana.wordpress.com/1197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/politicamericana.wordpress.com/1197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/politicamericana.wordpress.com/1197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/politicamericana.wordpress.com/1197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/politicamericana.wordpress.com/1197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/politicamericana.wordpress.com/1197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/politicamericana.wordpress.com/1197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/politicamericana.wordpress.com/1197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/politicamericana.wordpress.com/1197/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=politicamericana.com&amp;blog=4050906&amp;post=1197&amp;subd=politicamericana&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Sindaci USA: Obama, basta guerre all’estero – i soldi servono a casa</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 17:22:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anthony M. Quattrone, Ph.D.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattito politico Usa]]></category>
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		<category><![CDATA[Fai notizia]]></category>
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		<description><![CDATA[Anthony M. Quattrone L’annuncio che Barack Obama ha fatto il 22 giugno 2011 di voler ritirare 33 mila truppe dall’Afghanistan entro 18 mesi, cui 10 mila entro il 31 dicembre 2011, in netto anticipo rispetto alla programmazione fornita dal Pentagono, &#8230; <a href="http://politicamericana.com/2011/06/28/sindaci-usa-obama-basta-guerre-all%e2%80%99estero-%e2%80%93-i-soldi-servono-a-casa/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=politicamericana.com&amp;blog=4050906&amp;post=1182&amp;subd=politicamericana&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anthony M. Quattrone</p>
<div id="attachment_1189" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://politicamericana.files.wordpress.com/2011/07/20110623-obama-message-to-nation.jpg"><img class="size-medium wp-image-1189" title="20110623 Obama message to nation" src="http://politicamericana.files.wordpress.com/2011/07/20110623-obama-message-to-nation.jpg?w=300&#038;h=205" alt="" width="300" height="205" /></a><p class="wp-caption-text">President Barack Obama speaks about the war in Afghanistan during a televised address from the East Room of the White House, June 22, 2011. Credit: Reuters/Pablo Martinez Monsivais/Pool</p></div>
<p><a href="http://www.guardian.co.uk/world/2011/jun/23/barack-obama-afghanistan-withdrawal-text" target="_blank">L’annuncio che Barack Obama ha fatto il 22 giugno 2011 di voler ritirare 33 mila truppe dall’Afghanistan entro 18 mesi, cui 10 mila entro il 31 dicembre 2011,</a> in netto anticipo rispetto alla programmazione fornita dal Pentagono, è il frutto della realizzazione che non è più possibile per Washington sostenere i costi della guerra e della ricostruzione afgana, mentre negli USA le infrastrutture sono fatiscenti, i servizi sociali sono ridotti all’osso, la disoccupazione è oltre 9 percento e il debito pubblico è in costante rialzo, superando la cifra di 14 mila miliardi di dollari quest’anno.  Con le presidenziali del prossimo anno, non è nemmeno possibile per Obama presentarsi dinanzi all’elettorato con l’accusa di spendere più per ricostruire, o, meglio costruire, l’Afghanistan con i soldi dei contribuenti americani, quando a casa, negli USA, c’è tanto da fare.</p>
<p>Il messaggio che è arrivato a Obama, chiaro e forte, dalla conferenza dei sindaci americani che si è tenuta dal 17 al 21 giugno 2011 a Baltimora, nel Maryland è che i soldi per fare le guerre e ricostruire paesi stranieri devono essere spesi a casa, in America, per gli americani.  Il 20 giugno 2011, nel suo discorso di inaugurazione come nuovo presidente dell’<a href="http://www.usmayors.org/" target="_blank">associazione che raggruppa i sindaci delle città americane</a> che superano 30 mila abitanti, <a href="http://www.usmayors.org/79thAnnualMeeting/documents/0620-release-wardollars.pdf" target="_blank">Antonio Villaraigosa, sindaco democratico di Los Angeles, ha chiesto al Presidente Obama </a>di portare a casa i “nostri valorosi soldati” e “di onorarli indirizzando ora il nostro impegno verso i bisogni domestici, investendo fondi nella nostra economia per creare posti di lavoro”.  I sindaci lamentano che mentre miliardi di dollari sono spesi nelle missioni militari all’estero, loro hanno dovuto licenziare circa 446 mila dipendenti municipali dal 2008 ad oggi, e fra questi molti sono insegnanti, poliziotti e vigili del fuoco. Non è più possibile, secondo i sindaci, sostenere la costruzione di ponti e autostrade a Bagdad e Kandahar mentre quelle di Baltimora o di Kansas City sono a pezzi e in altre città americane sono del tutto inesistenti.</p>
<p>Il giorno seguente, il 21 giugno 2011, <a href="http://www.huffingtonpost.com/2011/06/21/joe-manchin-troop-withdrawal-afghanistan-john-mccain_n_881500.html" target="_blank">il Senatore democratico conservatore del West Virginia, Joe Manchin III, ha scritto al Presidente una lettera </a>chiedendo di anticipare il ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan molto prima della data prefissata del 2014.  Per Manchin, “non possiamo più permetterci di tagliare servizi, innalzare le tasse e far decollare il debito per finanziare la ricostruzione in Afghanistan. La domanda a cui il Presidente deve rispondere è molto semplice: cosa vogliamo ricostruire l’America o l’Afghanistan? Allo stato attuale fare entrambe le cose è impossibile&#8221;.  La lettera di Manchin segue <a href="http://www.washingtonpost.com/blogs/plum-line/post/twenty-seven-senators-sign-bipartisan-letter-calling-on-obama-to-speed-up-afghan-withdrawal/2011/03/03/AGdnPzVH_blog.html" target="_blank">quella inviata il 15 giugno 2011 da 27 senatori di entrambi schieramenti,</a> in cui i senatori chiedono un ritiro più rapido dall’Afghanistan dopo l’uccisione di Osama bin Landen.</p>
<p>Il presidente Obama, durante la campagna elettorale del 2008 aveva manifestato l’intenzione di spostare le risorse americane dalla guerra in Iraq a quella in Afganistan, ritenendo quest’ultimo paese il nodo centrale nella guerra globale contro il terrorismo di al Qaeda. La spesa della guerra in Afghanistan è salita da 14,7 miliardi di dollari spesi da George W. Bush nel 2003, ai 118,6 miliardi dollari spesi da Obama nel 2011. Con la morte di Osama bin Laden il primo maggio di quest’anno, è diventato difficile convincere gli americani sulla necessità di continuare a spendere miliardi di dollari in Afghanistan, e Obama sa che questo potrebbe essere usato contro di lui dai repubblicani durante la prossima campagna presidenziale del 2012.</p>
<p>E così, pochi giorni dall’appello dei sindaci e dalla lettera del senatore Manchin, il presidente ha deciso di annunciare il <a href="http://www.cnn.com/2011/POLITICS/06/22/afghanistan.troops.drawdown/index.html?iref=obnetwork" target="_blank">22 giugno 2011 in un messaggio alla nazione in diretta TV</a> un drastico taglio alla spesa della guerra, portando subito a casa una parte dei 100 mila soldati oggi dispiegati in Afghanistan. <span id="more-1182"></span></p>
<p>I primi 33 mila soldati che lasceranno il teatro di guerra sono pari ai rinforzi che Obama aveva deciso di inviare in Afghanistan durante il “surge” annunciato l&#8217;<a href="http://www.nytimes.com/2009/12/02/world/asia/02prexy.text.html" target="_blank">1 dicembre 2009 in un discorso all’Accademia Militare di West Point</a>.  Il presidente ha dichiarato che ridurrà gradualmente il numero dei soldati americani nel paese, perché con la decapitazione della leadership di al Qaeda e i grandi passi in avanti da parte delle forze afgane, è ora necessario impegnarsi per una soluzione politica, che includa un accordo fra tutte le forze afgane, incluso i talebani.  Nel ringraziare i soldati americani, ricordando il loro sacrificio in termini di vite umane, di feriti e di mutilati, Obama ha anche dichiarato che dall’esperienza degli ultimi dieci anni e dall’operazione fatta contro Osama bin Landen, gli Stati Uniti devono saper adottare un approccio diverso nell’uso del potere militare. Per Obama, “quando siamo minacciati, dobbiamo rispondere con la forza. Ma quando questa forza può essere mirata, allora non abbiamo bisogno di costituire grandi eserciti all&#8217;estero”.</p>
<p>Alla fine del suo discorso, Obama ha risposto all’appello dei sindaci con una frase a effetto: “America, è tempo di concentrarsi sul nation-building qui a casa”, focalizzando la sua attenzione sulla necessità di investire in America, creando posti di lavoro, migliorando le infrastrutture e i servizi.  Con le elezioni del 2012 dietro all’angolo, Obama deve far presto per cercare di aumentare i posti di lavoro e migliorare l’economia.  Gli americani, quando vanno a votare, sono più sensibili alla percentuale di disoccupazione negli USA piuttosto che al numero di dittatori che sono al potere o al numero di guerre civili stanno insanguinando il mondo.</p>
<p><a href="http://denaro.it/blog/2011/07/06/50759/" target="_blank">Articolo pubblicato anche su &#8220;Il Denaro&#8221; il 6 luglio 2011</a></p>
<br /> Tagged: <a href='http://politicamericana.com/tag/fai-notizia/'>Fai notizia</a>, <a href='http://politicamericana.com/tag/guerra-afghanistan/'>guerra afghanistan</a>, <a href='http://politicamericana.com/tag/il-denaro/'>il denaro</a>, <a href='http://politicamericana.com/tag/obama/'>Obama</a>, <a href='http://politicamericana.com/tag/ritiro-afghanistan/'>ritiro afghanistan</a>, <a href='http://politicamericana.com/tag/sindaci-usa/'>sindaci USA</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/politicamericana.wordpress.com/1182/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/politicamericana.wordpress.com/1182/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/politicamericana.wordpress.com/1182/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/politicamericana.wordpress.com/1182/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/politicamericana.wordpress.com/1182/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/politicamericana.wordpress.com/1182/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/politicamericana.wordpress.com/1182/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/politicamericana.wordpress.com/1182/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/politicamericana.wordpress.com/1182/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/politicamericana.wordpress.com/1182/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/politicamericana.wordpress.com/1182/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/politicamericana.wordpress.com/1182/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/politicamericana.wordpress.com/1182/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/politicamericana.wordpress.com/1182/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=politicamericana.com&amp;blog=4050906&amp;post=1182&amp;subd=politicamericana&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Andare via dall&#8217;Iraq</title>
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		<pubDate>Sun, 22 May 2011 21:13:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anthony M. Quattrone, Ph.D.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anthony M. Quattrone Circa 4.500 soldati americani e 120 mila iracheni hanno perso la vita in Iraq da quando nel marzo 2003 il presidente George W. Bush decise di iniziare una guerra cui mancavano credibili giustificazioni. L&#8217;Iraq non poneva un &#8230; <a href="http://politicamericana.com/2011/05/22/andare-via-dalliraq/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=politicamericana.com&amp;blog=4050906&amp;post=1163&amp;subd=politicamericana&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1170" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://politicamericana.files.wordpress.com/2011/05/20110522-mahdi-army.jpg"><img class="size-medium wp-image-1170" title="20110522 mahdi army" src="http://politicamericana.files.wordpress.com/2011/05/20110522-mahdi-army.jpg?w=300&#038;h=195" alt="" width="300" height="195" /></a><p class="wp-caption-text">Members of the Iraqi Sadr Movement&#039;s Mahdi Army march in Baghdad&#039;s predominantly Shiite suburb of Sadr City during a parade demanding the withdrawal of US forces from Iraq. (AFP/Ahmad al-Rubaye)</p></div>
<p>Anthony M. Quattrone</p>
<p>Circa 4.500 soldati americani e 120 mila iracheni hanno perso la vita in Iraq da quando nel marzo 2003 il presidente George W. Bush decise di iniziare una guerra cui mancavano credibili giustificazioni. L&#8217;Iraq non poneva un imminente pericolo per gli Stati Uniti d’America, né era sospettata di essere il mandante dell’attacco terroristico del settembre 2001.  In America, oggi ci sono circa 32 mila veterani della guerra in Iraq che soffrono di gravi mutilazioni dovute alle ferite riportate in combattimento.  In Iraq i soldati americani continuano a morire.  Eppure, il presidente americano <a href="http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo489773.shtml" target="_blank">Barack Obama aveva promesso nella sua campagna elettorale che avrebbe rimosso le truppe da combattimento dall’Iraq</a> entro il giugno 2010 per concentrarsi sull’Afghanistan, il luogo dove, secondo molti analisti, è più probabile un rigurgito del terrorismo internazionale antiamericano.</p>
<p>Con la brillante operazione che ha portato all’uccisione di Osama bin Laden il 2 maggio 2011 ad Abbottabad in Pakistan, il presidente americano ha dimostrato che l’uso dell’intelligence e delle forze speciali, accoppiato con la pazienza, può portare a risultati molto più efficienti con costi relativamente bassi in termini di vite umane e di dispendio di risorse finanziarie.  L’invasione dell’Afghanistan, seguita da quella dell’Iraq, con l’enorme costo in vite umane d’inermi civili, di militari americani, afgani, iracheni, delle formazioni irregolari delle diverse parti in lotta, oltre ai costi materiali che hanno in sostanza sbancato il tesoro americano, lasciato in attivo dal presidente Bill Clinton, e portato distruzioni non ancora risolte in tante zone dei paesi che hanno subito la guerra, dovrebbero fungere da monito a chiunque pensi di utilizzare la guerra come metodo per risolvere questioni di polizia internazionale o come lotta al terrorismo.</p>
<p>La guerra in Iraq è costata al contribuente americano <a href="http://www.infoplease.com/ipa/A0933935.html" target="_blank">circa 750 miliardi di Euro</a> fino ad oggi.  Il presidente ha proposto di includere nel bilancio federale del 2012 circa 14 miliardi di Euro per sostenere le spese per circa 46 mila soldati americani che sono ancora in Iraq.  Anche se questi soldati non partecipano in azioni di guerra, sono, di fatto, oggetto di attacchi militari, e l’elettore americano non riesce a comprendere perché ci siano ancora militari americani in Iraq.  Gli americani non comprendono bene i segnali che stanno ricevendo dal governo di Barack Obama, perché, se da un lato si conferma il ritiro di tutte le truppe entro il 31 dicembre 2011, dall’altro il segretario alla difesa, Robert Gates e il capo di stato maggiore delle forze armate, l’ammiraglio Mike Mullen, indicano l’assenso americano a rimanere in Iraq oltre tale data se il governo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nuri_al-Maliki" target="_blank">Nouri al-Maliki</a> lo richiedesse.  Entrambi, tuttavia, manifestano preoccupazione perché il tempo stringe e se non arrivasse entro poche settimane un cenno da parte irachena, mancherebbe il tempo per attuare le necessarie iniziative logistiche per assicurare la presenza americana nel paese oltre il 31 dicembre 2011.</p>
<p>Per molti osservatori americani, il tempo in Iraq è scaduto, anche perché gli iracheni sarebbero capaci di gestire al meglio le questioni di sicurezza interna usando le loro forze armate che sono ben addestrate ed equipaggiate, e superano numericamente gli insorti.  La tabella di marcia del ritiro americano è anche alla base dell’appoggio che il religioso sciita <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Muqtada_al-Sadr" target="_blank">Moktada al-Sadr</a> ha dato al governo in carica.  Sadr ha chiaramente minacciato la ricostituzione dell’<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mahdi" target="_blank">esercito irregolare del Mahdi </a>se gli americani non lasciassero il territorio iracheno come annunciato e, farebbe anche cadere l’attuale governo del primo ministro Maliki, gettando il paese in una crisi politica e militare.</p>
<p>Il 30 giugno 2010 era il termine che il presidente Obama aveva posto per il ritiro di tutte le truppe di combattimento americane in Iraq.  Ora Obama deve mantenere la promessa di portare a casa gli altri soldati, quei 46 mila che sono ancora in Iraq senza ruolo di combattimento ma che muoiono, che sono feriti e che costano a testa circa 300 mila euro all’anno per rimanere in Iraq.  Dopo <a href="http://www.corriere.it/esteri/11_maggio_02/bin-laden-morto_00034bc2-747a-11e0-a12f-3a82d10cc9fa.shtml" target="_blank">la morte di Osama bin Laden</a> è sempre più difficile convincere il contribuente americano a lasciare anche un solo soldato in Iraq. E forse, fra poco, sarà difficile convincerlo a lasciare anche un solo soldato in Afghanistan.</p>
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		<title>Fed, più trasparenza per il futuro</title>
		<link>http://politicamericana.com/2011/04/29/la-federal-reserve-verso-la-trasparenza/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 14:45:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anthony M. Quattrone, Ph.D.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crisi economica Usa]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
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		<description><![CDATA[Prima conferenza stampa della Fed americana Anthony M. Quattrone Il fatto che Ben Bernanke, il presidente della Fed, la banca centrale americana, abbia tenuto una conferenza stampa lo scorso 27 aprile 2011, rispondendo dal vivo a domande sulle decisioni inerenti &#8230; <a href="http://politicamericana.com/2011/04/29/la-federal-reserve-verso-la-trasparenza/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=politicamericana.com&amp;blog=4050906&amp;post=1150&amp;subd=politicamericana&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-decoration:underline;color:#0000ff;"><strong>Prima conferenza stampa della Fed americana</strong></span></p>
<p>Anthony M. Quattrone</p>
<div id="attachment_1151" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://politicamericana.files.wordpress.com/2011/05/20110427-bernanke-first-press-conference.jpg"><img class="size-medium wp-image-1151" title="Ben Bernanke" src="http://politicamericana.files.wordpress.com/2011/05/20110427-bernanke-first-press-conference.jpg?w=300&#038;h=195" alt="" width="300" height="195" /></a><p class="wp-caption-text">Federal Reserve Chairman Ben Bernanke speaks during a news conference at the Federal Reserve in Washington, Wednesday, April 27, 2011. (AP Photo/Susan Walsh)</p></div>
<p>Il fatto che Ben Bernanke, il presidente della Fed, la banca centrale americana, abbia tenuto una conferenza stampa lo scorso 27 aprile 2011, rispondendo dal vivo a domande sulle decisioni inerenti alla politica monetaria a stelle e strisce, è una notizia già per se.  Il Federal Reserve System, informalmente chiamato la Fed, è stato istituito nel 1913 dal Congresso americano a seguito di una serie di gravi crisi monetarie per prevenire e governare eventuali crisi finanziarie.  Bernanke è il chairman della Fed dal 2006, e il suo mandato è stato confermato dal presidente americano Barack Obama fino al 2014.</p>
<p>La Fed è un animale molto strano.  L’organo direttivo della Fed è composto dai presidenti di dodici Federal Reserve Bank regionali e da sette governatori nominati dal presidente americano.  I membri del consiglio direttivo della Fed, una volta nominati, non possono essere rimossi se non alla fine del mandato.  Le decisioni della Fed, un’agenzia pubblica indipendente dal governo federale americano, non sono soggette al controllo da parte né del potere esecutivo, né del legislativo.  In un sistema di “checks and balances”, la Fed gioca un ruolo fondamentale nel controbilanciare il potere esecutivo e legislativo nella gestione dell’economia americana attraverso la politica monetaria centrale.  Ben Bernanke è il quattordicesimo chairman della Fed dalla sua costituzione ed è uno dei tre in vita, assieme a Paul Volcker (1979-1987) e Alan Greenspan (1987-2006).</p>
<p>Non sono pochi gli americani che incolpano la Fed di ogni male del Paese.  I fautori delle più complesse versioni delle teorie del complotto indicano nella Fed il vertice dei poteri forti che rappresentano i banchieri mondiali.  La segretezza delle operazioni della Fed ha contribuito sin dalla sua fondazione nel generare e sostenere le più svariate formulazioni delle teorie del complotto.  Un filo conduttore che collega le varie teorie contro la Fed è di carattere antisemita che mette in primo piano i banchieri ebraici come i Rothschild.  La trasparenza delle decisioni della Fed è pertanto diventata una fondamentale necessità sia per contrastare le teorie complottistiche, sia per ridurre il malumore per le decisioni che l’autorità monetaria prende periodicamente in risposta alle condizioni dell’economia a stelle e strisce. “E’ stato un fatto positivo” ha scritto il<a href="http://www.nytimes.com/2011/04/28/opinion/28thu2.html" target="_blank"> New York Times in un editoriale del 27 aprile 2011</a>, “vedere Ben Bernanke incontrare la stampa mercoledì, in quello che è il primo della serie d’incontri programmati ogni trimestre, con domande e risposte.  Si vede che la Fed ha imparato, anche se nel modo più difficile, che deve lavorare per creare comprensione e consenso per le sue politiche.”</p>
<p>La politica della Fed non potrà risolvere l’alto tasso di disoccupazione, la caduta del valore degli immobili, la debole crescita dei redditi, e l’erosione del settore manifatturiero, che secondo Bernanke sono i maggiori problemi dell’economia americana, senza un cambio di rotta nella politica fiscale decisa da parte del presidente e del Congresso.  L’editoriale del New York Times rileva che solo la politica fiscale può affrontare questi temi, e questo sarà possibile solo se il Senato, controllato dai democratici, e la Camera, controllata dai repubblicani, troveranno un accordo su come racimolare più fondi e investirli in specifici programmi, progetti, e sforzi tendenti verso la ripresa economica.  Nel frattempo, la Fed va avanti per la sua strada, continuando a regolare la quantità di moneta in circolazione e le condizioni creditizie dell&#8217;economia. Bernanke ha confermato che giugno finirà il secondo round da 600 miliardi di dollari di acquisti di titoli pubblici e che i tassi d’interesse sui fondi federali rimarranno fra lo zero e 0,25% per ora.</p>
<p>Bernanke prevede che il tasso d’inflazione per il 2011 si assesterà fra l&#8217;1,3 e l’1,6% e la crescita del prodotto interno lordo sarà fra il 3,1 e il 3,3%.  La notizia più importante per la maggioranza degli americani e per il presidente Obama, già impegnato nella campagna elettorale del 2012, è che il tasso di disoccupazione in Usa dovrebbe scendere all&#8217;8,4-8,8% nel 2011.</p>
<p>&#8211;Pubblicato in terza pagina su &#8220;Il Denaro&#8221; del 5 maggio 2010:    <a href="http://news.denaro.it/blog/2011/05/05/fed-piu-trasparenza-per-il-futuro/" target="_blank">http://news.denaro.it/blog/2011/05/05/fed-piu-trasparenza-per-il-futuro/</a></p>
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